Raccontando Sentieri – 23 Gennaio 2007

raccontando

Episodio 15092

Traduzione Storia: Rita126
Traduzione Dialoghi: Marco Redaelli
Revisione: Rita126

  • Remy cerca di aiutare
  • Jonathan incolpa Lizzie
  • Gus cerca di ottenere informazioni da Daisy.

In ospedale, Cassie osserva Jonathan e Tammy dalla vetrata della stanza della figlia. Il ragazzo è seduto al capezzale della moglie, le stringe la mano e le parla con voce dolce, pregandola di risvegliarsi.

Jonathan (a Tammy): Ciao, io sono qui. Apri i tuoi occhi, tesoro. Apri gli occhi.

Cassie guarda il telefono che ha in mano e si sposta per fare una telefonata. Chiama Josh per chiedergli di restare con RJ e tenerlo lontano dall’ospedale. Durante la telefonata ha un momento di sconforto, ma cerca di reggere. Mentre sta tornando verso la stanza, Remy le si avvicina per chiederle se ci sono stati dei cambiamenti. Lui si sente in colpa e vorrebbe aver potuto fare di più. Cassie dice che gli sarà sempre grata per l’aiuto che ha dato e gli propone di andare a vedere Tammy, ma lui se ne va, promettendo che troverà chiunque sia stato ad investirla e che gliela farà pagare.

Cassie (al telefono): Ciao. Nessun cambiamento. Già. E se lei non ce la facesse, Josh? Perché, Dio, io davvero… io non credo… giusto. Lo so che è forte. No, credo che sia meglio se tu resti con loro. Io non penso… non penso che RJ dovrebbe vederla in questo stato per ora. Lo farò. Anch’io ti amo. Ciao.
Remy: Qualche cambiamento?
Cassie: Sono contenta che tu sia qui. So che la tua amicizia significa molto per lei.
Remy: Avrei dovuto fare di più. Avrei dovuto esserci di più.
Cassie: Lei è viva per come tu hai gestito le cose, Remy. Ti sarò eternamente grata per questo.
Remy: Devo andare.
Cassie: Sai, puoi vederla, se lo vuoi.
Remy: C’è qualcosa che devo fare
Cassie: Remy…
Remy: Ho intenzione di trovare chi ha fatto questo a Tammy e gliela farò pagare.

In Main Street, Gillespie telefona ad Alan, informandolo che è ancora in città, ma se ne andrà appena sarà sicuro che nessuno potrà collegarlo alla macchina.

Gillespie: Sono ancora in città. Ascolti, signor Spaulding, me ne andrò stasera, appena sarò sicuro che nessuno possa collegarmi a quella macchina

Al Beacon, Gus porta la colazione a Daisy. Lei rovescia il sacchetto sul letto per iniziare a mangiare e intanto gli chiede se ha detto tutto ad Harley. Lui risponde di no: può anche non essere suo padre, ma è la cosa più vicina a tale figura che la ragazza abbia e intende fare quello che è meglio per lei. Il cellulare di Gus suona: è Harley, che si trova in Main Street, e lo chiama per dirgli che le manca. Lui le racconta dell’incidente e la donna corre all’ospedale per stare vicino a Cassie. Sentendo la conversazione, Daisy scopre che la persona investita è sua cugina.

Gus (bussa alla porta): Sandwich con le uova e succo d’arancia. Spero vada bene.
Daisy: Sì, grazie. Allora, hai detto ad Harley dell’incidente?
Gus: Beh, ti sei presa delle pastiglie di ecstasy e sei salita in macchina con quello schifo del tuo ragazzo che falcia le persone per strada. E’ quello l’incidente a cui ti riferisci?
Daisy: Se credi che io sia così cattiva, perché non mi hai denunciata alla polizia?
Gus: Perché ti ho trovata nel sedile posteriore di un auto sulla scena di un crimine, svenuta. Non sono tuo padre, ok? Ma sono la cosa più vicina ad una figura paterna che hai e credo di aver fatto quello che ogni genitore farebbe. (suona il cellulare) E’ tua madre.
Daisy: Non dirle nulla, ti prego
Gus: Ciao, tesoro!
Harley: Ciao! Mi manchi.
Gus: Anche tu.
Harley: Sei tornato così tardi la notte scorsa che non ti ho visto e poi sei uscito presto stamattina. Hai forse una scorta segreta di numeri scottanti di cui non vuoi che venga a conoscenza?
Gus: Sto solo lavorando ad un caso.
Harley: Già, è quello che dicono tutti. Avresti anche potuto svegliarmi. Voglio vedere mio marito.
Gus: Tesoro, ho delle brutte notizie.
Harley: Cosa è successo?
Gus: Tammy è stata investita da un auto la notte scorsa.
Harley: Oh mio Dio!
Gus: E non è messa bene.
Harley: Oh mio Dio. Devo trovare Cassie.
Gus: Allora, perché non vai direttamente all’ospedale e ci vediamo li?
Daisy: Tammy Winslow? E’ lei che abbiamo investito? Mia cugina?

Ai Cedri, Harley raggiunge Cassie. La donna sta di nuovo guardando Jonathan e Tammy dalla vetrata della stanza. Harley cerca di consolarla e Cassie si sforza di non piangere mentre le racconta le condizioni della figlia, ma poi crolla tra le braccia dell’amica e, piangendo, chiede come può qualcuno aver fatto una cosa del genere.

Harley: Cassie, sono venuta appena ho saputo!
Cassie: Ha un edema cerebrale.
Harley: Cosa dicono i medici?
Cassie: Dicono che dobbiamo solo aspettare
Harley: Grazie a Dio lei è forte. Grazie a Dio! Josh è qui ?
Cassie: Oh, è con RJ.    
Harley: Dov’è Reva?
Cassie: Fuori, a chiamare il resto della famiglia.
Harley: Allora è un bene che io sia qui. Di cosa hai bisogno?
Cassie: Di nulla, di nulla. Sto bene. Sto solo aspettando che mi richiami una mia amica agente immobiliare. Ho fatto un’offerta per una casa per Jonathan e Tammy e ho chiamato tutti i suoi professori per dire loro, capisci, che potrebbe non essere presente per alcuni giorni… o una settimana. Perché è successo alla mia bambina, Harley? Perché è successo? Che razza di persona fa questo a qualcun’altro? Che razza di persona investe qualcuno e poi scappa così? Chi lo farebbe?

Proprio in quel momento Lizzie arriva e ascolta lo sfogo della donna. Jonathan esce dalla stanza e Lizzie si avvicina subito al ragazzo offrendosi di aiutare, ma lui la guarda freddamente.

Lizzie (a Jonathan): Ciao. Voglio aiutare.

Intanto Harley porta dell’acqua a Cassie, che si è seduta, e le propone di uscire a prendere un po’ d’aria, ma l’altra rifiuta. Cassie le chiede quanti casi di investimenti con fuga dell’auto pirata vengono risolti veramente e Harley le promette che lo prenderanno. Cassie le racconta che Tammy è stata investita per salvare Jonathan. Harley la loda, dicendo che è davvero una ragazza brava e coraggiosa, proprio come sua madre, quindi insiste che devono essere fiduciose. Cassie cerca allora di pensare a qualcosa di positivo e ricorda lo stretto legame che ha con la primogenita. Harley sorride e le dice che Susan verrà a farle visita. Involontariamente Cassie parla di Tammy usando il passato, ma si corregge subito.

Harley: Da quanto sei qui?
Cassie: Non lo so, dalla scorsa notte. E non provare neanche a dirmi che devo andare a casa a dormire, perché non ci riuscirei nemmeno se ci provassi.
Harley: Non ti avrei detto questo. Volevo solo dirti che avresti dovuto chiamarmi.
Cassie: Cosa? E svegliare i tuoi splendidi bambini? Sydney non mi avrebbe mai perdonata.
Harley: Io penso che non ci avrebbe fatto caso. Perché non usciamo di qui per solo, tipo, una decina di minuti? Attraversiamo solo la strada fino al parco per prendere un po’ di aria fresca?
Cassie: No. Non voglio. Starò qui finché non ci saranno notizie.
Harley: Hai almeno mangiato qualcosa?
Cassie: Ho capito. Sei qui per me. Posso dirtelo io se mi serve qualcosa?
Harley: Ok.
Cassie: Quanti di questi ragazzi hai preso durante gli anni?
Harley: Che ragazzi?
Cassie: Questi pirati della strada, queste persone che investono altra gente come se niente fosse successo, come se mia figlia non fosse niente…
Harley: Li prenderemo. Te lo prometto.
Cassie: Sai che ha salvato Jonathan, che era sulla strada, e lei lo ha spinto via?
Harley: E’ una ragazza d’oro. Lo sai? E’ una ragazza così brava! E’ molto coraggiosa, come sua madre.
Cassie: Tanto bene l’ha portata qui.
Harley: Non farlo, Cassie, ok? Devi essere forte e pensare positivo per lei, ok?
Cassie: Ok. Pensieri positivi, pensieri positivi.
Harley: Ok? Pensieri positivi.
Cassie: Quando era bambina le avevo preso un cucciolo. Mi aveva implorato per settimane, sai, e sebbene non avessi soldi, l’ho portata al canile e l’ho guardata prendere quel piccolo dolce bastardino bianco e nero come se fosse la cosa più bella. E lo aveva chiamato Sport. Dormiva con lei ogni notte e si svegliava verso le 6 di mattina ed io mi alzavo e lo facevo uscire, sai, nel nostro giardinetto. E mezz’ora circa più tardi, lo facevo rientrare. E una mattina, abbiamo sentito guaire nel giardino davanti casa. Era uscito da un buco della staccionata ed era corso in strada.
Harley: Oh Dio mio. Lui non è…?
Cassie: No, stava bene. Non è mai più uscito in strada. Ma comunque, poi noi abbiamo traslocato in un nuovo appartamento, e questo non aveva il giardino e ho dovuto darlo via. E, sai, Tammy aveva il cuore spezzato e anche io. E sai che cosa le ho detto? Le ho detto: “Noi avremo sempre l’una l’altra, qualunque cosa accada”. E questo non sembrava confortarla molto, ma io credo di averlo detto principalmente per me, sai? Per farmi sentire meglio. Quello era il mio pensiero positivo. Perché anche allora, anche allora sentivo come se noi avessimo questa connessione, sai, quella che hai con il tuo primogenito.
Harley: Col tuo primogenito, sì. Susan… Daisy… Susan verrà a trovarmi presto.
Cassie: Questo è un buon pensiero. Questo è un buon pensiero. A Tammy è sempre piaciuta… voglio dire che le piace. Sai, le piace davvero

In albergo, Daisy è sconvolta dopo aver scoperto che la ragazza investita è Tammy. Gus vuole che lei gli dica tutto quello che sa del suo ragazzo. La giovane è riluttante a rispondere. Gus le ricorda che, se lui non l’avesse trovata, lei ora sarebbe in prigione. Daisy insiste che davvero non sa nulla di lui, ribadisce che è stato solo un incidente e che lei non è una drogata, lo fa solo ogni tanto per rilassarsi e divertirsi. Gus si arrabbia: non intende accettare scuse legate alla droga, le conosce bene perché lui stesso le ha usate.

Daisy: Non sapevo che si trattasse di Tammy. Lo giuro. Non lo sapevo.
Gus: Beh, suppongo che ci siano molte cose che non sai. Per questo farai tutto ciò che ti dirò di fare.
Daisy: Sì, certo, farò di tutto.
Gus: E inizierai col dirmi tutto di questo ragazzo, G.
Daisy: Perché?
Gus: Beh, non lo so. Potremmo invitarlo a bere un te. Che ne dici?
Daisy: Beh, è stato un incidente, ok? Lui non ha mai fatto del male a nessuno. Lui non è così.
Gus: Ma è solo un ragazzaccio dal cuore d’oro? Cosa? Semplicemente nessuno lo comprende?
Daisy: Esatto, è così.
Gus: Ascoltami, tu non sei stupida. Ok, ti ha fornito della droga. Ha rubato la mia pistola. Devo continuare? Non c’erano segni di frenata sull’asfalto. Sai cosa significa? Significa che lui ha visto due persone davanti ai suoi fanali anteriori e non si è fermato. Ora, non mi interessa quanto sei sballata, questo non è una scusa. Vuoi continuare a difenderlo? Davvero?
Daisy: Lui tiene a me
Gus: Oh, lui tiene a te. Lui tiene a te. Ci tiene così tanto che ti ha lasciata, sballata, sul sedile posteriore di un auto affinché i poliziotti ti trovassero. Lascia che ti dica una cosa, se non fossi arrivato io, saresti rinchiusa in una cella adesso. Ma tu non sai nemmeno cosa significhi, perché te ne stai in questa comoda camera di albergo. Beh, lascia che ti dica una cosa, tutto questo farebbe schifo. E tu potresti anche scrivergli per i successivi 7-10 anni, se vorresti, dalla tua bella cella, e dirgli quanto schifo faccia. Vorresti questo? Quale è il suo indirizzo?
Daisy: Non lo so.
Gus: Dove gli manderesti quelle lettere? Quale è il suo… Sto parlano con te!
Daisy: Non lo so! Non lo so! Non lo so! Davvero non lo so. Non mi ha mai raccontato molto di se stesso e anche quando glielo domandavo, mi ha sempre risposto che in realtà non lo volevo veramente sapere.
Gus: E’ così? Bene, faresti meglio a ripensarci, a partire da adesso.
Daisy: Non aiuterebbe comunque.
Gus: Beh, dovresti provarci. Provaci. Qualsiasi cosa. Ha detto qualcosa dei suoi amici o di una città, il nome di una città. Qualcosa, qualunque cosa.
Daisy: Ok, ok. Ci proverò, ma non posso prometterti niente.
Gus: Ascoltami. Posso capire che tu sia andata fuori di testa per questo ragazzo, ok? Davvero. Ma tu meriti molto di meglio. Non credi anche tu? Non ti senti di meritare di meglio? Non lo credi? Senti, sai una cosa? Tutto ti sembrerà più chiaro dopo che avrai smaltito questa roba dal tuo corpo.
Daisy: Non sono una drogata. Lo faccio solo qualche volta per divertimento, per rilassarmi.
Gus: Perché non lo vai a dire a Tammy, sempre che sopravviva?
Daisy: Noi volevamo solo un po’ di sballo. E’…
Gus: Basta! Smettila! Basta! Ho già sentito tutto questo prima, ok? Ho persino usato queste scuse personalmente.

Jonathan dice a Lizzie che non dovrebbe essere lì. La ragazza vuole sapere come stanno. Jonathan l’afferra per un braccio e la trascina alla vetrata, costringendola a guardare Tammy, poi le racconta l’incidente. Quando le chiede di andarsene, Lizzie gli ricorda che Tammy era una sua amica: era stata l’unica persona gentile con lei quando era tornata dall’Arizona. Jonathan la fissa sospettoso e le chiede perché non si era fatta vedere al vecchio mulino, quindi capisce che è lei la responsabile e l’afferra per un braccio. Arrabbiato l’accusa di essere la colpevole visto che solo lei sapeva che sarebbe stato in quel luogo. Il medico di guardia si avvicina, interrompendoli, e Jonathan lo segue nella camera della moglie per fargli delle domande su Tammy, non prima di aver ordinato a Lizzie di non muoversi.

Jonathan: Non dovresti essere qui.
Lizzie: Volevo vedere come stavi, come stavate.
Jonathan: Guardala. Questo soddisfa la tua curiosità?
Lizzie: Come è successo?
Jonathan: L’auto stava venendo verso di me a tutta velocità. Lei mi ha spinto fuori dalla sua traiettoria.
Lizzie: Credevo fosse stato un incidente.
Jonathan: E’ stata l’azione di un pirata della strada. Chi guidava non ha nemmeno tentato di rallentare.
Lizzie: Non si è mai svegliata?
Jonathan: (cenno di no con il capo).
Lizzie: Posso portarti un cambio di vestiti o del cibo o qualcos’altro? Non è un problema.
Jonathan: Vattene e basta.
Lizzie: Lei era mia amica, lo sai?
Jonathan: Già.
Lizzie: Tutto quello che è successo, non importa. Voglio dire, non era una cosa personale. Io voglio essere di aiuto.
Jonathan: Non puoi.
Lizzie: Sai, mi sono trasferita di nuovo a Springfield dopo aver vissuto in Arizona. E’ stato molto difficile farmi degli amici. Non so perché… forse per il mio cognome. Ma Tammy è stata la prima ragazza ad essere gentile con me, senza averne motivo. Mi ricordo quando mi ha chiamata la prima volta, mi aveva invitata alla fattoria per andare a pattinare sul ghiaccio ed io mi ero fatta dare dei soldi da mio padre per comprare dei pattini nuovi. Avevo comprato la taglia sbagliata. Non riuscivo nemmeno a stare in piedi. Siamo finite a fare gli angeli nella neve sul fianco della collina tutto il pomeriggio. E’ stato fantastico!
Jonathan: Tammy è fatta così.
Lizzie: Ce la farà. Sono così grata che Sarah stia bene.
Jonathan: Tu non ti sei fatta vedere.
Lizzie: Come?
Jonathan: Al vecchio mulino. Avresti dovuto incontrarmi lì con Sarah, ma non sei mai venuta.
Lizzie: Ho fatto tardi.
Jonathan: Sei stata tu! Tu hai fatto questo! Tu sei la ragione per cui Tammy è stata ferita. Tu sei l’unica ragione per cui siamo qui.
Lizzie: Tu credi che io avrei tentato di..
Jonathan: Mi avevi detto di andarmene all’inferno solo due ore prima.
Lizzie: Ero arrabbiata, Jonathan.
Jonathan: Già, lo eri.
Lizzie: Oh, Dio, smettila di guardarmi in quel modo.
Jonathan: Qualcuno voleva investirmi con una macchina. Invece ha investito lei. Tu sei l’unico motivo per cui io ero là.
Dottor Wills: Signor Randall?
Jonathan: Sì?
Dottor  Wills: Sono il dottor Wills, il medico di turno. Lei ha chiesto di vedermi.
Jonathan: Sì, certo. Ho alcune domande circa Tammy.
Dr Wills: Perché non entriamo nella sua stanza?
Jonathan: Grazie. (a Lizzie) Non muoverti.

Harley cerca ancora di rassicurare Cassie, ricordandole che tutti fanno degli errori con i propri figli. Cassie confessa ad Harley di sentirsi in colpa perché ha trascorso la maggior parte dell’anno precedente a litigare con la figlia, ed ora… Harley le dice che le cose brutte accadono, indipendentemente da quello che facciamo, poi si alza e, abbracciandola, l’accompagna a vedere Tammy.

Harley: Noi tutti facciamo degli errori con i nostri figli, Cassie. Sai, io ne ho fatti con i miei e ne farò con Sydney.
Cassie: Certo, ma io ho trascorso la maggior parte dell’anno scorso a litigare con lei…
Harley: Hai sistemato tutto, giusto?
Cassie: Troppo tardi.
Harley: So cosa stai pensando… tutto questo è a causa di Jonathan.
Cassie: Quello che le aveva fatto è stato orribile e lei è stata capace di superarlo. Lei è stata in grado di vedere cose in lui che il resto di noi non era riuscito a vedere ed io ero solo troppo impegnata a perdere tempo, serbando rancore.
Harley: Le cose succedono, Cassie, lo sai? Le cose brutte accadono. Quello che facciamo, quello che non facciamo. Andiamo. Vieni con me. Andiamo a trovare la tua bellissima figlia.

Sul terrazzo della camera d’albergo, Gus racconta a Daisy cosa aveva combinato quando era sotto l’effetto della droga: aveva ferito tutti, messo in pericolo la vita del suo collega e quasi investito Reva. Alla fine aveva capito che doveva smettere o avrebbe perso tutto quello che contava, cioè la sua famiglia. Non vuole che succeda la stessa cosa a Daisy. Lei gli chiede cosa lo ha aiutato ad uscirne e lui risponde che è stata Harley. Proprio in quel momento la madre telefona a Daisy.

Daisy: Quindi, quando ti drogavi, hai mai fatto del male a qualcuno?
Gus:  Ero un tossicodipendente. Ho ferito tutti.
Daisy: Io non sono una tossica, non ho un problema con la droga e non sono nemmeno sicura che tu mi stia dicendo la verità.
Gus: Oh davvero? Pensi che io sia un bugiardo?
Daisy: Sei uno sbirro.
Gus: Giusto. Ma sono uno sbirro che era così fatto che ha sparato al suo partner e lo ha quasi ucciso. Lui è quasi morto.
Daisy: Ma non è morto.
Gus: Ma un proiettile gli ha squarciato il petto. Un paio di centimetri sopra e lo avrebbe preso diritto al cuore. Non sei impressionata? Ero così fatto che mi sono messo dietro la ruota di una macchina. Ero completamente fuori di testa. Ho quasi investito qualcuno….Tua nonna, in effetti.
Daisy: Reva ?
Gus: Già. Ero talmente incasinato che non sapevo nemmeno come mi chiamavo. Ho quasi perso mia moglie, la mia casa…
Daisy: Ok, ho capito
Gus: …i ragazzi. So che sembra un cliché, ma sto solo dicendo che ho toccato il fondo e non voglio che lo stesso accada anche a te.
Daisy: E allora cosa ti ha aiutato a venirne fuori alla fine?
Gus: Beh, si trattava di smetterla o di perdere tutto. Ed è stato grazie all’amore di tua madre che sono riuscito ad uscirne. La immaginavo alla fine di ognuno dei miei tunnel oscuri.
(suona il telefono)
Daisy: E’ Harley.
Gus: Rispondi.
Daisy: Ciao, Harley.

Cassie esce dalla camera della figlia e Lizzie le chiede se ci sono variazioni, poi ammette di essere dispiaciuta per le sofferenze che ha causato a Tammy. Cassie ribatte che potrà scusarsi con Tammy quando si risveglierà. Lizzie fa per andarsene, ma Jonathan, che esce dalla stanza della moglie, la insegue, l’afferra per un braccio e la spinge nell’ingresso: sospetta che lei sia la responsabile dell’incidente e la scuote con violenza, urlando, per sapere cosa hanno fatto lei e Alan. Cassie li raggiunge sentendo le grida. Lizzie cerca di convincere Jonathan che non dovrebbero preoccupare ulteriormente la donna ora. Cassie intima loro di piantarla: è stanca dei loro litigi, anche perché ogni volta è Tammy l’unica a rimetterci. Jonathan inventa una scusa relativa a Sarah. Arrabbiata Cassie dice loro che potranno litigare dopo che Tammy sarà guarita, quindi torna dalla figlia. Jonathan minaccia Lizzie: lei e la sua famiglia la pagheranno.

Lizzie: Ciao, cosa dicono i medici?
Cassie: Niente di nuovo. E’ ancora come prima.
Lizzie: Mi dispiace così  tanto per tutte le sofferenze che le ho causato.
Cassie: Già, potrai scusarti con lei…
Lizzie: Ci proverò.
Cassie: …quando si sveglierà.
Lizzie: Lo farò. Sono veramente molto dispiaciuta.
Cassie: Ok. Bene. Pensalo davvero, Lizzie.
Lizzie: Dì a Jonathan che sono dovuto andare.
Jonathan: Ehi.
Lizzie: Non ho nient’altro da dire.
Jonathan: Credevi che ti avessi lasciata libera di andartene?
Lizzie: Devo andare a dar da mangiare a Sarah.
Jonathan: Voglio delle risposte.
Lizzie: Non so nulla.
Jonathan: E allora perché sembri così dannatamente nervosa, eh ?
Lizzie: Perché sono sconvolta per Tammy. Non avrei mai cercato di fare del male a lei o a te.
Jonathan: Tu avevi organizzato l’incontro. Tu non ti sei fatta vedere.
Lizzie: L’ho organizzato io, ma…
Jonathan: Alan!
Lizzie: No!
Jonathan: Ammettilo.
Lizzie: No, il nonno non ha fatto nulla.
Jonathan: Di chi è stata l’idea, Lizzie, tua o sua?
Lizzie: Non è stato…
Jonathan: Tua o sua? Dimmelo! Lizzie, è tutta colpa tua!
Lizzie: Mi stai facendo male!
Jonathan: Tu volevi che ci fossi io in quel letto, non Tammy!
Cassie: Che diavolo sta succedendo qui fuori?
Jonathan: Vuoi dirglielo tu, Lizzie, o dovrei farlo io ? Diglielo, Lizzie. Dillo a entrambi.
Lizzie: Non preoccuparla con questa storia.
Jonathan: Preoccuparla?
Lizzie: Io non sono la persona che tu credi io sia.
Jonathan: Sei peggio!
Lizzie: Sono la madre di tua figlia!
Cassie: Volete smetterla? Basta. Ne ho abbastanza di voi due che continuamente cercate di ferirvi l’un l’altro, quando l’unica che è sempre stata ferita è Tammy. Pensavi davvero quello che mi hai detto lì dentro?
Lizzie: Certo, tutto quanto!
Cassie: Lei sta lottando per la sua vita. Cosa ci può essere di più importante di questo?
Jonathan: Mi spiace. Lizzie ha lasciato Sarah con Alan e io mi sono infuriato.
Cassie: Avrai tutto il tempo del mondo per combattere per questo dopo che Tammy si sarà ripresa.
Lizzie: Perché lo hai fatto? Perché non glielo hai detto?
Jonathan: Tu e la tua famiglia pagherete per questo .

Dopo la telefonata di Harley, Gus continua a chiedere informazioni su G. a Daisy, ma la ragazza ribadisce di non saper nulla. Gus si dirige alla porta: ha delle commissioni da fare. Le dice di non uscire e le accarezza paternamente i capelli, cercando di rassicurarla. Appena lui esce, Daisy telefona a Gillespie.

Daisy: Tammy potrebbe non farcela.
Gus: Voglio che tu mi dica tutto di questo G, e voglio che tu la smetta di proteggerlo.
Daisy: Non lo sto proteggendo. Sto proteggendo me stessa. Che cosa succederebbe se venisse arrestato e poi dicesse ai poliziotti di me?
Gus: Almeno eri in buona fede? Bel ragazzo ti sei trovata!
Daisy: Dove stai andando?
Gus: Devo sbrigare delle commissioni. Resta qui.
Daisy: Dove dovrei andare?
Gus: Intendo risolvere il tutto, ok?
Daisy: Già. Ciao, G, sono io.

Remy si trova al CO2 quando vede arrivare Gus e gli corre incontro, chiedendogli concitatamente qualche informazione sul caso di Tammy. Gus risponde che non hanno ancora niente: nessun testimone, la macchina era stata affittata e non ci sono nemmeno segni di frenata. Mentre Gus si versa del caffè, Remy gli racconta che Tammy lo aveva chiamato dopo aver sentito qualcuno che descriveva l’auto di Jonathan e gli aveva chiesto aiuto, ma lui aveva rifiutato. Questo conferma a Gus che l’investimento è stato intenzionale. Remy si sente in colpa, ma Gus gli consiglia di andare a casa: è troppo coinvolto per lavorare al caso.

Remy: Ciao, come sta andando il caso?
Gus: Quale?
Remy: L’investimento di Tammy. Non hai ancora trovato il tizio che guidava?
Gus: No, ancora niente.
Remy: Abbiamo la macchina. Nulla riguardo all’intestazione?
Gus: E’ venuto fuori che la macchina era a noleggio.
Remy: Beh, ci deve essere stato un testimone. Qualcuno deve aver pur visto qualcosa.
Gus: Quella è una strada isolata. Non c’era nessuno in giro.
Remy: Beh, allora qualche soffiata.
Gus: Non abbiamo nulla ancora.
Remy: Quindi che hai intenzione di fare? Quale è il piano?
Gus: Ehi, ehi, ehi. Capisco il fatto che tu e Tammy siete molto amici, ok? Ma ci sono dentro. Sto facendo il mio lavoro. Non c’è nulla che tu possa fare adesso.
Remy: Beh, io ho bisogno di fare qualcosa. E’ il minimo che possa fare.
Gus: Che cosa significa che “ è il minimo che puoi fare”?
Remy: Tammy mi ha chiamato prima dell’incidente. Aveva sentito un tizio al telefono al Beacon descrivere l’auto di Jonathan
Gus: Quindi era una trappola.
Remy: Tu lo sapevi?
Gus: Remy, non c’erano tracce di frenata sull’asfalto, il che mi ha portato a credere che chiunque stesse guidando la macchina non ha mai avuto alcuna intenzione di
Remy: Perché non le ho dato retta?
Gus: Perché non hai dato retta a chi, a Tammy ? Non avresti potuto sapere nulla.
Remy: So che lei non avrebbe dovuto essere li da sola. Io l’ho ignorata. Le ho detto che se lo amava così tanto, allora poteva salvarlo da sola.
Gus: Ehi, ehi, tu non sei responsabile di questo, ok? Chiunque stesse guidando la macchina è il responsabile.
Remy: Lei aveva bisogno del mio aiuto, e io le ho voltato le spalle. Ok, dovrò per sempre vivere con questo peso. Quindi andiamo a setacciare l’area, ok?
Gus: Ehi, ci sto lavorando io, ok? Tu sei troppo coinvolto in questo caso. E’ troppo personale per te. Quindi ho un suggerimento: vai a casa. Ok, Remy ? Torna a casa.

Gillespie arriva nella stanza di Daisy e apprezza il posto. Cerca di baciarla, ma la ragazza si ritrae e gli chiede come mai l’ha lasciata nell’auto. Lui vuole che si prepari per lasciare subito la città con lui, ma Daisy gli racconta che non può: il suo patrigno l’ha portata lì per proteggerla dopo che hanno investito sua cugina. Il ragazzo si informa su quello che lei ha raccontato a Gus, ma Daisy lo rassicura che non ha rivelato nulla su di lui. Gillespie vuole che prenda le sue cose: lui ha abbastanza soldi perché possano andare lontano e glieli mostra. Daisy, allora, gli chiede se è stato davvero un incidente. Gillespie si mostra offeso che lei lo ritenga capace di fare una cosa del genere intenzionalmente: è stato un incidente perché erano fatti. Mentre stanno per baciarsi, Gus bussa alla porta e Daisy manda via G. dalla scala antincendio. Il ragazzo la bacia e scappa. Daisy apre la porta a Gus che tiene in mano una busta: le ha portato dei vestiti, visto che resterà rinchiusa lì finché non torna pulita. Inoltre è tornato perché ora che è il suo patrigno non vuole che finisca nei guai, quindi pretende che gli consegni tutta la droga che ha. Lei prova a negare, ma lui è intransigente e tende la mano in attesa. Alla fine la ragazza gli consegna una bustina di pillole che aveva nascosto dietro un quadro. Lui non ci casca e vuole il resto, così Daisy va a prendere un’altra bustina che aveva nascosto sotto il cuscino della poltrona. Lui la saluta, ricordandole che la tiene d’occhio, e si dirige alla porta, poi ci ripensa, torna indietro e le dà un bacio sulla fronte da parte di Harley.

Gillespie: Bella camera. Hai tenuto duro su di me?
Daisy: Allora, perché mi hai lasciata nella macchina?
Gillespie: Ne riparleremo in viaggio. Adesso, dobbiamo andarcene dalla città molto velocemente.
Daisy: Non posso andare da nessuna parte.
Gillespie: Che intendi dire che non puoi?
Daisy: Voglio dire che il mio patrigno mi ha trovata, e mi sta tenendo qui.
Gillespie: E allora? Sei agli arresti domiciliari o qualcosa del genere? E’ forse uno scherzo? Sei fatta?
Daisy: No, no, non sono fatta. Nessuno sa che sono qui, a parte Gus.
Gillespie: Gus. Il tuo patrigno, il poliziotto?
Daisy: Esatto. Mi sta proteggendo
Gillespie: Perché?
Daisy: Perché la ragazza che noi abbiamo investito, è mia cugina.
Gillespie: Tua cugina, eh? Quindi il tuo patrigno mi sta alle calcagna adesso, non è così?
Daisy: No. Non gli ho detto nulla di te.
Gillespie: Brava. Questo è un bene. Prepara le tue cose.
Daisy: Te l’ho detto, non posso lasciare questa camera, oppure Gus mi consegnerà alla polizia.
Gillespie: Non preoccuparti. Non preoccuparti, dolcezza. Ho abbastanza soldi per andarcene così lontano, che nessuno mai ci troverà più. Quindi, dove vuoi andare?
Daisy: Non lo so.
Gillespie: Beh, ci sarà pure qualche posto che hai sempre voluto vedere.
Daisy: Dove hai preso tutti quei soldi?
Gillespie: Facendo un lavoro. Che cosa te ne importa?
Daisy: Stavo pensando all’incidente, G., e io… io non mi ricordo che hai cercato di frenare.
Gillespie: Che cosa mi stai chiedendo?
Daisy: Ti sto chiedendo, è stato un incidente, giusto? Non lo hai fatto apposta, vero?
Gillespie: Non ho frenato perché non ho visto nessuno sulla strada, e tu?
Daisy: No, no, nemmeno io.
Gillespie: E perché non ho visto nessuno?  
Daisy: Perché eravamo fatti.
Gillespie: Perché eravamo fatti. Sembra ragionevole per me. E per te?
Daisy: (cenno affermativo con la testa)
Gillespie: Quindi questa è la situazione, noi non abbiamo visto nessuno sulla strada perché eravamo fatti. Ti soddisfa la risposta?
Daisy: Sei arrabbiato con me perché te l’ho chiesto?
Gillespie: Perché dovrei essere arrabbiato con te?
Daisy: Sono troppo preoccupata per pensarci. Tammy, mia cugina, è molto grave.
Gillespie: Che peccato. Dobbiamo mandarle dei fiori.
Daisy: Non essere arrabbiato con me, G.
Gillespie: Non sono arrabbiato con te, Daisy, sono offeso. Offeso che tu non ti fidi abbastanza di me da credere che non farei mai intenzionalmente qualcosa a tua cugina Tammy. E qualsiasi cosa io abbia fatto  non urlare contro di me
Daisy: No, non lo faccio.
Gillespie: Andiamo, tu eri con me. Ascoltami quando ti dico che ti sbagli di grosso, Pensi che il tuo patrigno, il poliziotto, ti tratti meravigliosamente, come una figlia?
(Bussano mentre sta per baciarla)
Daisy: E’ Gus. Devi andare.
Gillespie: Siamo al 6° piano!
Daisy: Vai di là, puoi prendere la scala antincendio.
Gus (chiama): Daisy!
Daisy: Sono in bagno, aspetta.
Gillespie: Ci vediamo (la bacia).
Gus: Ciao! Ecco dei vestiti, non so se ti stanno bene.
Daisy: Vestiti?
Gus: Già, visto che non uscirai finché non sarai pulita
Daisy: Sei tornato subito
Gus: Beh, sono uscito di casa …………. e non ha funzionato perché devo ………… ma non voglio preoccuparmi di cose stupide come fughe ………………. e gente che ti sorveglia 24 ore al giorno
Daisy: Perché lo stai facendo?
Gus: Perché sei mia figlia ora. Quindi, figliola, dammi tutta la droga che hai.
Daisy: Io non ho…
Gus: Dammi tutta la roba che hai. Proprio tutta.
Daisy: Questo, questo è tutto. (gli porge una bustina)
Gus: Non mi conosci molto bene ………………
Daisy: Questo è tutto, lo giuro. (gliene porge un’altra) G tiene sempre la maggior parte della roba.
Gus: Scusa, sono un maniaco del controllo. Ricorda che ti sto tenendo d’occhio, ok?
Daisy: Te ne stai andando?
Gus: Ho intenzione di andare a cercare tua madre. Ci vediamo domani. (le dà un bacio sulla fronte) Questo è da parte di tua madre.

Fuori dell’ospedale, Lizzie cerca di sfuggire a Jonathan, che la blocca, stringendole le braccia e, con voce arrabbiata e il volto stravolto, le dice che lui sa che è lei la colpevole e anche se materialmente il responsabile fosse Alan, lui incolperà sempre Lizzie e farà in modo che abbia quello che si merita. Lizzie riesce a spingerlo via e scappa. Remy arriva in quel momento e si ferma vicino a Jonathan osservando, insieme all’altro, Lizzie che corre via, poi i due ragazzi si scambiano un’occhiata significativa e Remy corre dietro alla ragazza.

Jonathan: Non l’ho detto a Cassie perché non penso che le serva sentirlo ora, ma tu sei colpevole, anche se – guardami! – anche se fosse stato Alan. Io incolpo te, hai capito? E non avrò pace finché tu non avrai esattamente quello che ti meriti.
Lizzie: Togliti… Levati di mezzo, levati di mezzo!

Intanto Cassie è in camera di Tammy, seduta a fianco del letto della figlia, le accarezza i capelli e le stringe la mano, mentre le parla dolcemente, ogni tanto la voce le cede e lei cerca di trattenere le lacrime. Le dice che è sicura che si sveglierà appena sarà pronta e allora andranno tutti a vivere insieme alla fattoria finché non sarà del tutto guarita e si divertiranno. Prega in lacrime la figlia di svegliarsi, poi, voltandosi, nota Jonathan che è rientrato ed è alla vetrata, si alza ed esce dalla camera. Jonathan le si avvicina e si scusa per prima, ma lei risponde che lo capisce: voleva proteggere la sua bambina. Jonathan dice che questo li accomuna. Cassie gli confessa che è felice che lui stia con Tammy: ora sa che lui ama davvero la figlia ed è contenta che sia nella sua vita. Lui risponde che intende restare con Tammy per ancora tantissimo tempo. I due si abbracciano.

Cassie: Io non ………… di svegliarti, tesoro, perché so che lo farai quando sarai pronta. Ti voglio bene, Tammy. Tu sarai sempre la mia bambina e ……………. mi permetterai di prendermi cura di te quando uscirai di qui. Ho deciso che tu e Jonathan vi trasferirete alla fattoria finché non starai meglio …………………… perché ……………. dovrebbe essere divertente ………………. noi 3 sotto lo stesso tetto: tu, io, RJ, Jonathan e Josh. Sembra divertente. Svegliati, tesoro. Ti prego, svegliati presto.
Cassie: Ehi.    
Jonathan: Ehi. Mi dispiace per prima. Non volevo peggiorare le cose.
Cassie: Va tutto bene. Sai, capisco che siamo tutti piuttosto nervosi adesso e tu stai solo cercando di proteggere la tua bambina.
Jonathan: Credo che questa sia una cosa che abbiamo in comune, eh?
Cassie: So quanto la ami, Jonathan, e sono davvero contenta che tu sia nella sua vita.
Jonathan: Beh, spero che lo pensi davvero questo, perché ho intenzione di rimanerci per molto, molto tempo, ok?

Lizzie arriva in Main Street, all’altezza del CO2. Remy la insegue di corsa e la ferma accusarla di essere coinvolta nell’investimento, visto che il vero bersaglio era Jonathan e lei è la persona che lo odia di più. Lei gli dice in modo disinvolto che è un errore cercare di intimidirla, quindi gli dà un falso indizio su dei ragazzi che avevano dato problemi a Jonathan all’Outskirts. Remy prende un appunto e le chiede di aiutarlo. Lizzie gli augura buona fortuna e se ne va.

Remy: Ehi, Lizzie, che sta succedendo fra te e Jonathan? Sei fortunata che non ti abbia uccisa colpendoti alle spalle.
Lizzie: Senti, Remy, non sono affari tuoi.
Remy: Tammy è affar mio.
Lizzie: Io sono Lizzie, ricordi?
Remy: So che l’investimento di Tammy non è stato un incidente.
Lizzie: Caspita! E come lo sai?
Remy: Non importa come lo so. Lo so e basta.
Lizzie: Beh, sei un poliziotto. Fai qualcosa in merito.
Remy: E cosa credi che stia facendo?
Lizzie: Sospetti di me?
Remy: Jonathan era il bersaglio. E chi lo odia più di tutti in questo momento?
Lizzie: Mi stai arrestando?
Remy: Non lo voglio, ma a meno che tu non mi dica tutto quello che sai, potresti essere in guai seri. Quindi cosa sta succedendo?
Lizzie: Devo chiamare un avvocato?
Remy: Te ne serve uno?
Lizzie: No, perché alla gente onesta non servono avvocati. Non so nulla dell’incidente di Tammy, e questo è tutto quello che dirò fin quando non proverai diversamente
Remy: Stai facendo un grosso errore.
Lizzie: A dire il vero lo stai facendo tu, cercando di intimidirmi in questo modo. La mia famiglia è finita nei guai così tante volte che potrei scriverci un libro. Se sei interessato a chi poteva avercela con Jonathan, chiedi a lui. Inoltre, sapevi che stava avendo… che stava avendo dei problemi con dei ragazzi, degli idioti, giù all’Outskirts?
Remy: Controllerò. Se non salta fuori niente…
Lizzie: Mi stai importunando di nuovo.
Remy: Ascolta, forza ……………. aiutami ………….
Lizzie: Bene. Buona fortuna, ok? Se non è stato un incidente, voglio che tu trovi il responsabile quanto te. (se ne va)

Rimasto solo, Remy tira fuori il cellulare, prende un profondo respiro, chiama la centrale spacciandosi per Mallet e chiede se hanno trovato impronte sull’auto che ha investito Tammy.

Remy (al telefono): Sono il detective Mallet. Avete finito di controllare la macchina del caso Winslow?

Montaggio musicale: Lizzie va in chiesa a pregare. Daisy esce sul terrazzo della sua camera, poi prende una pillola dalla tasca, la fissa un attimo, quindi la inghiotte. Gus arriva in ospedale e guarda Cassie che fissa la figlia dalla vetrata, poi nota la moglie e va da lei.

Harley e Gus si abbracciano. Harley piange, stravolta per quanto successo. In più è triste perché Susan non tornerà a casa, ma sa che non deve lamentarsi dopo quello che è capitato a Tammy, perché almeno sta bene. Gus va da Cassie che sta piangendo e la stringe tra le braccia.

Harley: Che giornata terribile!
Gus: Ehi!    
Harley: Parlando di noi: Daisy non tornerà a casa per ora.
Gus: Davvero?
Harley: No, stavo aspettando con ansia questo momento, ma soprattutto dopo quanto è successo, non dovrei lamentarmi, voglio dire l’importante è che stia bene e che noi stiamo bene.
Gus: Già. E Cassie?
Harley: Lei è la più forte
Gus (a Cassie): Ehi. Mi spiace (l’abbraccia)

Nella stanza di Tammy, Jonathan le stringe la mano e continua a chiedere alla moglie di risvegliarsi. Con voce dura inizia a promettere che la farà pagare ad Alan, ma poi smette perché gli sembra di sentir parlare uno Spaulding. Si mette a piangere, quindi scuote la testa ed ammette che non vuole vendetta, vuole solo che lei si risvegli. Le bacia la mano, quindi appoggia la testa sulla spalla della ragazza. Lei inizia ad aprire lentamente gli occhi. Jonathan si accorge e il suo volto si illumina mentre le parla.

Jonathan: Tu ti riprenderai, ok? Tu tornerai da me. Io mi occuperò delle cose brutte, te lo prometto. Alan non se la caverà per quello che ha fatto. Tutti loro pagheranno. Ma sentimi… sembro proprio uno di loro. Non mi importa, non mi importa di loro, non mi interessa la vendetta, io voglio te, solo te. Tesoro, prima che tu mi hai incontrato ………………. Tu devi tornare perché io non ricominci a fare cose del genere, ok? Ciao! Ciao, tammy! Ehi!

Categorie: Raccontando | Tag: , | 11 commenti

Navigazione articolo

11 pensieri su “Raccontando Sentieri – 23 Gennaio 2007

Navigazione commenti

  1. non ci sono le foto o sono io che non le vedo?

Navigazione commenti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: